Dopo la magia del grande schermo e dopo i fasti del tappeto rosso Bisceglie ed i biscegliesi sono costretti a tornare bruscamente con i piedi per terra. Nonostante la recensione tutto sommato positiva apparsa sulle pagine di Repubblica a firma di Natalia Aspesi, a moltissimi esperti di cinema il film “La Scelta” non è assolutamente piaciuto. Le prime recensioni comparse online sono state tutt’altro che lusinghiere ed hanno attaccato abbastanza duramente sia la regia di Michele Placido che la recitazione di Bova e della Angiolini, non lesinando commenti al vetriolo neanche sulla sceneggiatura.

Qui di seguito vi riportiamo alcuni stralci delle prime recensioni uscite sui portali online italiani che si occupano di cinema:
Alessia Laudati – film.it “Non bastano i silenzi di una recitazione trattenuta da entrambi i lati, né la continua omissione dell’episodio violento, per fare del film un’opera tragica dal tono autorale, se di fronte al minimalismo espressivo e alle omissioni il dubbio che nasce è che si tratti di un mancato viaggio nelle dimensioni psicologiche dei protagonisti, piuttosto che di una precisa scelta stilistica. E allora il senso di smarrimento, per queste continue accelerate ed enfasi prive di senso, è più forte della malinconia e del pathos, e il film assomiglia più a un azzardo che a un’opera riuscita o una variazione sul tema femminista della maternità ‘diversa’ “.

Gabriele Niola – Badtaste.it “La Scelta sembra un’opera vecchissima, lontana dal linguaggio moderno e arroccata su presupposti ormai superati. Spesso teatrale nella recitazione (la provenienza effettivamente teatrale della storia, da L’innesto di Pirandello, non può essere una scusa, siamo comunque al cinema!) e altre volte eccessivamente fiducioso nella propria capacità di coinvolgere La Scelta è un film respingente che rischia di generare fastidio più che adesione”.

Federico Boni – cineblog.it “Da tempo non si vedeva un casting tanto improponibile sul grande schermo. Perché dal momento stesso in cui inizia ‘il dramma’ di coppia, sia l’ex stellina di Non è la Rai che l’ex belloccio diventato attore impegnato deragliano totalmente, portando a fondo l’intera pellicola”.

“Temi come quello della violenza sulle donne, dell’umiliazione della denuncia, della maternità ‘inaspettata’, della disintegrazione di coppia, delle famiglie ‘allargate’ e dell’aborto sono qui stati presi, frullati ed affidati ad attori incapaci di sopportare una simile responsabilità e ad autori che nel doverla rappresentare hanno evidentemente perso la bussola cinematografica. Una ‘scelta’, quella del titolo, che la Angiolini e Bova finiranno finalmente per condividere, dopo averla inseguita con toni inavvertitamente demenziali per poco meno di 90 minuti”.

Daniela Catelli – comingsoon.it “La scelta agli occhi di uno spettatore odierno resta un’opera di cento anni fa e a dare questa sensazione è la richiesta che il regista gli fa di accettare l’antirealismo di una storia in cui una coppia litiga e parla sussurrando, in privato o in pubblico, e dove invece di seguire passo passo i personaggi nel loro sviluppo drammaturgico li si contorna di immagini, panorami e particolari che non aggiungono verità ai loro sentimenti”.

Paola Casella – mymovies.it “Se da un lato Placido è coraggioso e provocatorio nel suggerire che queste dinamiche ataviche non sono poi molto cambiate dal 1919 (per non dire dalla notte dei tempi), dall’altro quasi nulla nella sceneggiatura (co-firmata dal regista insieme a Giulia Calenda) va ad aggiornare le tematiche alle sensibilità dei tempi che, anche quando ammantate di ipocrisia di facciata, impongono un trattamento nuovo, meno granitico e meno improntato a considerazioni pratiche che nel ‘900 erano fondamentali per la stabilità sociale, come la protezione dell’asse ereditario o l’accettazione sociale dello stupro”.

Alessandro Tavola – farefilm.it “Placido è ancora una volta notevolmente febbrile ed insegue rabbioso ed istintivo le sensazioni immediate ma non riesce a coniugare adeguatamente tecnica ed impulso come già in parte avveniva (ma in modo quasi opposto) ne Il grande sogno.

Eleonora Materazzo – film4life.it “Placido dirige una regia che dona agli occhi dello spettatore delle scene inutili e ridondanti e una recitazione a tratti fortemente teatrale”.

“Il vantaggio de La scelta doveva essere quello di mettere lo spettatore di fronte ad un film che, seppure ispirato a un testo di inizio secolo, doveva riproporsi in veste attuale e moderna, mostrando però come i problemi, nonostante i tempi, non siano poi tanto cambiati ma diverso debba essere, oggi, il modo di affrontarli. Placido non c’è riuscito”.

Virginia Campione – cinematographe.it “Il maggior punto debole de La Scelta è l’inconsistenza della sceneggiatura,  priva di veri e propri dialoghi: ogni interprete espone (impone?) il proprio punto di vista sull’altro senza adoperarsi in un reale sforzo di comprensione.”

“La regia forza la partecipazione emotiva, talvolta anticipando i momenti clou, altrove compensando le lacune del copione con una musica sontuosa ed evocativa e sottolineando il repertorio espressivo dei protagonisti che, se pur credibili nei loro ruoli, non sono all’altezza delle pretese drammaturgiche di un tema così complesso”.

Tiziana Morganti – movieplayer.it “Attraverso un uso costante e, spesso trasbordante, di dissolvenze alternate, immagini rallentate e un numero considerevole di close up dettagliati fino all’ultima lacrima, Placido appesantisce una vicenda che ha tutto il potenziale di brillare nel più totale e completo minimalismo. La sua mano si proietta, come un’ombra lunga anche sull’interpretazione dei due protagonisti, sempre affannata e combattuta. I due mettono in scena tutti i cliché del dramma, dall’incomunicabilità privata alla lite in strada, fino alla decisione ultima e risolutiva presa sotto l’ennesimo temporale di memoria mucciniana”.

Francesco Lomuscio – everyeye.it “Al di là della avvolgente ambientazione e di una colonna sonora spesso funzionale, i difetti dell’insieme non si contano, dalle non eccelse prove degli attori alla banalità dello script, senza contare la noia imperante dovuta alla totale incapacità da parte del racconto di generare tensione”.