«A Bisceglie siamo abituati a tutto, ma ogni tanto arriva qualcosa che riesce ancora a stupire. È stata pubblicata la graduatoria definitiva per l’assegnazione dei box del nuovo mercato di Corso Umberto, una procedura che avrebbe dovuto garantire trasparenza, pluralità, meritocrazia. E invece, scorrendo i documenti ufficiali, emerge un quadro che definire “curioso” è un eufemismo». Parte con queste dichiarazioni la nota a firma Forza Italia Bisceglie.

«Scorrendo le graduatorie pubblicate, si scopre che ci sono operatori che risultano assegnatari di 2 box in un caso addirittura di 3 box. Un unico operatore sarà quindi impegnato a svolgere attività completamente diverse – evidensiano – che vanno dalla somministrazione fino alla vendita di prodotti non alimentari. Una versatilità commerciale capace, almeno sulla carta, di eccellere contemporaneamente in mondi che non hanno nulla a che vedere l’uno con l’altro. Mentre tanti operatori storici, presenti sul territorio da anni, si vedono riconoscere un solo box, quando va bene, qui assistiamo a multiple assegnazioni che fanno inevitabilmente sollevare più di un dubbio».

«Davvero un solo soggetto può essere ritenuto il più idoneo in tre categorie diverse? Davvero è questo il modello di mercato che si vuole costruire? È questo il corretto metodo di partecipazione che si vuol dare? Probabilmente sarebbe stato opportuno prevedere nell’avviso pubblico la possibilità per ciascun operatore di concorrere esclusivamente per l’assegnazione di un solo box per garantire la pluralità e la massima partecipazione degli operatori».      

«Un mercato che nasce già con squilibri così evidenti da mettere in dubbio il principio stesso di equità che una graduatoria pubblica dovrebbe rappresentare. Il mercato di Corso Umberto dovrebbe rinascere come un luogo vivo, pluralistico, aperto – conclude la nota della sezione cittadina di Forza Italia – e l’amministrazione ha il dovere di chiarire come sia stato possibile ottenere un risultato tanto anomalo. Invece, così com’è, rischia di partire con una gestione che divide invece di unire».