Un gradito ritorno alle Vecchie Segherie Mastrototaro quello di Emanuele Trevi, tra gli scrittori più autorevoli del panorama letterario italiano contemporaneo. L’occasione è stata la presentazione del suo nuovo libro: “Mia nonna e il Conte”, edito da Solferino. I ricordi, per Trevi, sono come quegli oggetti che ti regalano e che lì per lì non sai bene come usare: li conservi da qualche parte in casa, li dimentichi per anni e poi a un certo punto ti tornano improvvisamente utili. Allo stesso modo le cose riaffiorano nella memoria solo quando acquistano un loro senso. Ed è quello che è successo anche con la storia raccontata in questo ultimo libro, quella di sua nonna e di un conte da lei amato negli ultimi anni della sua vita. Una relazione molto diversa da quelle di oggi, fondata su di un’etica della distanza che permette ai due di conservare il mistero l’uno dell’altra.
Trevi, che nella serata alle Vecchie Segherie Mastrototaro ha dialogato con Paola Romano, è convinto che il “Nonnarcato” sia una forma di educazione preferibile alle altre. Innanzitutto, scrive, non ha mai prodotto, a differenza del più noto Matriarcato, simboli venerabili come statue o santuari nascosti nel fondo di grotte o crepacci. Per la madre, infatti, si fanno sacrifici. La nonna, al contrario, non chiede niente.
Tra le cose che Trevi dice di aver stimato di più di sua nonna c’era quella diffidenza, se non proprio ostilità, nei riguardi del sapere e quindi dei suoi classici vettori: i libri. Potrebbe sembrare una contraddizione per chi di lavoro fa lo scrittore, ma come chiarisce lo stesso autore: «ogni cosa a cui teniamo veramente ha bisogno, per funzionare, di un pizzico del suo contrario».
Servizio di Davide Sette. Riprese e montaggio di Angelo Ruggieri.



