Il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Trani ha convalidato il sequestro preventivo impeditivo dell’intero compendio aziendale di una società biscegliese attiva nella produzione di prodotti da forno. Il provvedimento, richiesto dalla Procura della Repubblica ed eseguito d’urgenza dalla Guardia di Finanza di Barletta-Andria-Trani, riguarda macchinari e attrezzature provenienti da un’altra storica impresa del settore, già in liquidazione giudiziale per ingenti debiti erariali.

Secondo le indagini condotte dalla Compagnia della Guardia di Finanza di Trani, la società in liquidazione avrebbe trasferito i propri beni strumentali a un dipendente per simulare la chiusura di una controversia lavorativa, poi rivelatasi fittizia. Quegli stessi beni sarebbero stati successivamente reimpiegati nella nuova azienda, che utilizzava la stessa sede operativa, lo stesso marchio e i medesimi segni distintivi della precedente impresa.

La tesi della cessione simulata è stata ulteriormente corroborata dal rinvenimento, durante una perquisizione nell’abitazione dell’imprenditore dichiarato fallito, di documentazione riconducibile alla nuova società. Gli investigatori ritengono che il dipendente, formalmente rappresentante legale, fosse in realtà una “testa di legno”, mentre la gestione di fatto dell’azienda sarebbe rimasta nelle mani dell’ex titolare.

Per impedire la dispersione di ulteriori beni, i Finanzieri hanno proceduto al sequestro urgente di oltre 50 macchinari e attrezzature. Nel corso dei controlli presso la sede della nuova azienda, inoltre, sono stati identificati due lavoratori irregolari, i quali hanno confermato di ricevere indicazioni dall’amministratore di fatto. A seguito del nulla osta della Procura, l’Ispettorato del Lavoro ha emesso un provvedimento di sospensione dell’attività imprenditoriale.

Al termine degli accertamenti sono state formulate, a carico dei due principali indagati, ipotesi di reato in concorso per bancarotta fraudolenta e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. Una terza persona, già legale rappresentante della nuova società, è stata denunciata per impiego di beni di provenienza illecita, mentre alla stessa impresa è stata contestata la responsabilità amministrativa ai sensi del D.lgs. 231/2001.

L’operazione, sottolinea la Guardia di Finanza, rientra in un più ampio impegno di tutela della legalità economica, della concorrenza leale e dei lavoratori coinvolti in contesti irregolari. Si ricorda che il procedimento è nella fase delle indagini preliminari e che la responsabilità degli indagati potrà essere accertata solo con sentenza definitiva di condanna.